Terra che ha dato vita ad Afrodite, crocevia di popoli, idee e lingue. Dapprima ittita, poi greca, romana e araba. Cipro con le sue mille sfaccettature e storie, bramata per millenni, conserva il suo fascino ancora oggi. La mescolanza di tradizioni, cultura e costumi sommerge l’isola e ci porta in diversi mondi.

Capito a Cipro per puro caso: biglietto a buon prezzo e voglia di esplorare - l’accessorio più importante da portarsi dietro. 

Quando arrivo a Cipro è una bella giornata di marzo, il sole cocente mi invita a vivere quei giorni con vestiti leggeri e i capelli appena lavati al vento. 

Federica, aka @ciompif su Instagram

L’aeroporto di Pafos è piccolo e con un biglietto fatto velocemente sul ciglio della strada in un botteghino, salgo sul primo bus per Nicosia

Strana, colorata, rumorosa. Se penso alla capitale penso al movimento, ai profumi in strada, a quella chiesa bianca nel centro della città e alla lingua greca che rimbomba in ogni strada. Le stradine strette e le piazze accoglienti mostrano le influenze europee, soprattutto veneziane, del 1500. Le chiese ortodosse diffuse nel centro storico sono costruite in pietra bianca, rispettano le regole dell’architettura bizantina e gli affreschi, gli arazzi, i quadri rossastri e i lampadari di cristallo donano all’interno della struttura un’atmosfera solenne e austera. 

L’esperienza culinaria è una delle prime azioni per comprendere la storia di un paese e quindi mettiamo sulla nostra tavola les mezedes e il kleftiko

Il primo è una selezione di creme come lo Tzakiki, la celebre crema di cetrioli che fa impazzire tutti, l’hummus - di origine ebraica - e la Taramosalata, mix di pesce con patate e cipolle; il tutto servito con pane non lievitato e olio di oliva. 

Il secondo è un agnello cotto per 12 ore nel forno con succo di limone e cannella. Terminiamo il pasto con un liquore chiamato Ouzo e diciamo “Iamas!” (salute in greco) portando in alto i bicchieri. 

L’atmosfera a Cipro Sud non è molto diversa da quella che si respira in Grecia - più conosciuta da noi italiani. L’altra parte dell’isola, invece, è un viaggio nel viaggio. 

Per andare a visitare Cipro Nord, controllata dal governo turco (controllo non riconosciuto dalla comunità internazionale, ma esistente) bisogna mostrare il passaporto, rispondere a qualche semplice domanda e fare dei controlli. La strada più conosciuta che collega le due parti è Ledra Street

Si respira un’aria diversa man mano che ci avviciniamo al confine: cartelli proibitivi, strutture difensive e militari armati. Non mi starò a soffermare sulle questioni politiche, sono un’antropologa e in quel momento io non vedevo l’ora di vedere cosa ci fosse “al di là del muro”. Capisco soltanto che l’aria è tesa, quasi tagliente. 

Il passaporto alla mano e fogli compilati per i motivi della visita. La strada che sto percorrendo si chiama Green Line, è una linea controllata dalle Nazioni Unite ed è un lembo di mondo completamente neutrale. Ricordo il cuore nel petto che batteva perché era la prima volta che entravo in un paese musulmano e mai avrei immaginato in questo modo apprensivo e intimorito. 

A Nicosia Nord il tempo è cambiato, non solo per l’ora di differenza con la vicina Nicosia Sud, ma anche per la differenza di atmosfera.

Non ci sono più le strade, la polvere finissima gialla sporca le mie scarpe, le scritte sono in turco e oddio non ho neanche un euro, perché è cambiata anche la moneta. Surreale! Dopo un’ora dal mio ingresso una voce profonda e penetrante inizia ad echeggiare per la città. Scoprii dopo che si trattava dell’adhan, il richiamo alla preghiera per i musulmani. La prima volta che si sente questo invito è intenso e suggestivo (attenzione poiché capita in cinque momenti della giornata e uno è alle 5 di mattina, non spaventatevi!). La bandiera turca sventolata vicino a quella cipriota è divisa da un filo spinato e incorniciata da minareti (le parti più alte di una moschea). 

Büyük Han, è il più grande caravansarai dell'isola di Cipro, cioè luogo di ristoro lungo la strada dove i viaggiatori (caravaner) in passato potevano riposare e riprendersi dal viaggio. Büyük Han è considerato uno dei più belli edifici dell'isola, situato nella capitale di Cipro, fu costruito dagli ottomani nel 1572, l'anno dopo che avevano conquistato Cipro dai veneziani. Al centro del cortile aperto si trova una moschea con una fontana per le abluzioni pre-preghiera. È diventata la prima prigione cittadina sotto l'amministrazione britannica. Dopo aver trascorso gran parte degli anni '90 in restauro, il Büyük Han è stato rivalutato e oggi è un fiorente centro artistico, costituito da numerose gallerie e laboratori. Ci sono anche diversi caffè nel cortile e negozi di souvenir. (Fonte Wikipedia)

Io e i miei compagni ci spingiamo in periferia, non si possono fare foto vicino alla Linea Verde quindi optiamo per andare in esplorazione un po’ più lontano. Decine di scarpe fuori dai portoni, odore di incenso e un sole potente sopra di noi. Mentre passeggiamo ci addentriamo in cortili, alcuni bambini ci guardano stupiti mentre giocano a pallone in strada e le donne che stendono i panni sui sottili fili del bucato ci sorridono timide. Facciamo poche foto, non capiscono una parola di inglese e sembra irrispettoso. 

Siamo completamente rapiti. Dovevamo restare poche ore, ci intratteniamo per due giorni. 

Le moschee sono a perdita d’occhio, fatte con pietre giallognole e grezze. Incantevoli e così semplici. 

Ci avviciniamo ad una moschea e una dolce vecchina canuta ci invita a togliere le strade e a noi ragazze ad indossare un foulard che si trova all’ingresso. Lo facciamo. Dall’emozione non riesco a togliermi le scarpe e i miei amici mi devono aspettare. 

All’interno l’aria è fresca, i piedi toccano i pavimenti e le cupole accolgono diverse scritte in arabo. Con noi un signore a testa in giù che prega urlando contro ad un muro bianco, restiamo lì una manciata di minuti. O forse di più. 

Non possiamo credere che da un solo viaggio si possano apprendere queste due culture, che questo viaggio abbia portato consapevolezze duplici e una alimentata curiosità a ciò che è diverso da noi. 

Quando usciamo dalla moschea restiamo in silenzio per qualche minuto; ci infiliamo le scarpe e andiamo a mangiare in una taverna sulla strada. Scegliamo di mangiare un kebab. La piadina è morbida e sottilissima; la carne succosa e strabocca nel piatto. 

Felici? Sì.

Stupiti? Ancora di più. 

 


#yamanastories dalla nostra Yamana Community

Autrice: Federica Pastorelli

Antropologa e marketer vagabonda, Federica - aka @Ciompif su Instagram - è la ragazza della porta accanto con una irrefrenabile voglia di viaggiare, scoprire, perdersi e raccontare. Metà savonese e metà napoletana, conta circa 35 paesi sul suo mappamondo. Ora vive a Vancouver, ma non si fermerà qui. 

Qui puoi scaricare "Viaggiare da sol*? La mia guida" scritta proprio da Federica, grazie alle sue esperienze di viaggio!