A chi non è mai capitato di mettersi in discussione? Ricordo ancora il momento in cui capii che qualcosa doveva cambiare. Una domanda mi invadeva i pensieri e fino ad allora non avevo mai trovato una risposta: ho il controllo sulla mia vita, sui miei desideri e le mie paure? 

Non ce l’avevo. 

Lasciavo che le giornate mi scorressero addosso, che il tempo mi scivolasse dalle mani e mi accontentavo di vivere quello che mi accadeva. Ma io ero affamata di vita e ciò di cui avevo bisogno era costruire nuovi ricordi. 

Così ho deciso: lasciato il lavoro e mappamondo alla mano, qualche inaffidabile calcolo delle mie risorse economiche e il mio nome era sulla lista passeggeri di un volo diretto in Costa Rica. Questa volta non si trattava solo di un viaggio, ma di un momento di “auto-terapia”Avevo bisogno di qualcosa di diverso, di improvvisazione e di contatto con me stessa e con gli altri. Durante i trenta giorni lontana da casa non c’erano amici, parenti o datori di lavoro che decidessero per me. 

L’organizzazione non era mai stata una mia qualità, ma lì non avevo alternative e le giornate appartenevano a me. Il viaggio fu un’esplosione di emozioni, a volte anche contrastanti, che si riproponevano ogni volta che mi si svelava davanti agli occhi un sorprendente spettacolo della natura. C’era Barrio Jesùs, dove le voci dei venditori di platani giganti mi svegliavano al mattino e le donne si facevano spazio a colpi di cestini di vimini per accaparrarsi il frutto più fresco. C’erano i viaggi infiniti sui pulmini locali e le anziane signore che mi offrivano le loro bevande casalinghe, che sorseggiavo coraggiosamente senza chiederne la provenienza. 


C’era Tamarindo, angolo di costa in cui giovani da ogni parte del globo camminavano con la tavola da surf sotto al braccio, i rasta raccolti e i piedi nudi!


C’era l’escursione al vulcano Arenal, sotto una pioggia torrenziale mentre il cielo si fondeva con la terra; c’era l’imponente cascata Rio Fortuna che con i suoi settanta metri di altezza in mezzo ad un’intricata vegetazione ti proiettava immediatamente in un film di Jurassic Park! 


E c’era anche la mia paura dell’altezza, sui ponti sospesi di Monteverde, che sembravano un corridoio nel cielo!

Avevo bisogno di riscoprirmi e, per farlo, quello mi sembrava il posto giusto al momento giusto. Ero finalmente riuscita a ritrovarmi perdendomi nel mondo, rompendo degli schemi che qualcuno aveva dettato al posto mio. Da quella volta cerco la bellezza nelle cose che non conosco. Qualche tempo fa mi è capitato di leggere in un libro di Carlo Taglia un bellissimo invito alla Vita: 

Non scappare da te stesso o dalla solitudine, perché è la fondamentale terapia per raggiungere la serenità interiore. 

Poi continuava: 

Non permettere all’idea che ti sei fatto di te di diventare la tua prigione. Spezza gli schemi, sogna e osa con tutta la tua forza. [1] 

Questa era esattamente la consapevolezza che mi era scoppiata dentro: questo viaggio aveva dato forma ai miei sogni e a ciò che sono oggi. Da allora, ogni viaggio è un’occasione per un incontro speciale. Un incontro con me. 

[1]Vagamondo 3.0, dal Capo di Buona Speranza a Capo Nord senza staccare i piedi da terraCarlo Taglia - CreateSpace Independent Publishing Platform (2018).



Alessia de Lucia, aka @aadielle: "Non aspiro a un super lavoro, a ville o montagne di soldi e della mia laurea in psicologia voglio farmene ben poco. Invece vorrei vivere in una casina di campagna, con il mio orto e tantissimi animali. 
Desidero riempirmi gli occhi di luoghi, persone e colori..."