Giunti ormai alla fine del nostro tour del Ladakh, dopo aver visitato diversi gompa, aver imparato a conoscere e rispettare la cultura buddista locale, aver camminato per raggiungere villaggi sperduti, superato il mal di montagna  c'era ancora una cosa che avevo voglia di fare prima di tornare a Delhi. La geografia della zona ci aveva obbligato a lunghi spostamenti in auto, che, oltre al mal di schiena, erano caratterizzati da una compagnia molto frequente: un costante rombo di moto che ci superavano (o rallentavano, a seconda del carico che trasportavano) lungo le strette strade della zona. Particolarmente interessante fu l'attraversamento del Kardung La dove, a causa di una frana, restammo bloccati per circa un'ora in attesa che gli operai liberassero il passaggio, cosa che mi diede modo di osservare con quale agilità i viaggiatori in moto potessero aggirare l'ostacolo. 

Il piano era il seguente: il nostro contatto locale ci aveva assicurato che alle 9.00 del mattino seguente avremmo trovato 2 moto ad aspettarci (una per me ed una per Mattia, il mio compagno di follia) davanti all'albergo e saremmo stati accompagnati da una guida. L'ultima parte è fondamentale per vari motivi: non parliamo la lingua locale, il gps – trattandosi di una zona considerata di conflitto dal governo indiano – non sempre funziona e, data la presenza di imponenti massimi montuosi, la ricezione telefonica è molto scarsa. Pattuito un prezzo, andammo a dormire pieni di emozione. 

Il mattino successivo, svegliati di buon'ora per essere pronti e non perdere neanche un minuto, iniziammo a pensare ai "dettagli": non avevamo né guanti né  giacca da moto, davamo per scontato che ci avrebbero dato un casco ma per il resto non era chiaro..decidemmo di aspettare con pazienza, una delle doti che si apprendono in fretta quando si visita l'India. 

9.45 - arrivano le moto. Firmiamo i documenti per il noleggio, ci danno una breve spiegazione sulla meccanica delle nostre Royal Enfield Classic 350cc e...prima sorpresa del giorno: la "guida" era un ragazzino sui 16 anni, che conosceva 4-5 parole in inglese ("left", "right", "stop", "go", "passport"). Seconda sorpresa: il casco che ci danno assomiglia molto a quelli che in Italia usano i ragazzini per andare sui rollerblade. Ci danno protezioni per le gambe, molto utili per le strade sterrate e una giacca "protettiva". Guanti neanche a parlarne.

10.00 - Partiamo: carico dietro di me la nostra guida e ci avventuriamo per le strade di Leh. Lui mi indica con il braccio la direzione. Io cerco di concentrarmi (era la seconda volta che guidavo una moto dopo aver preso la patente) per evitare cani randagi, mucche, asini e turisti per le strade sterrate della città. Prima tappa: l'officina del concessionario dove la guida carica con sé un'enorme borsa di pelle piena di attrezzi per riparare la moto in caso ci fosse stato un problema. Ci spiegarono infatti che in molte zone sarebbe stato impossibile chiamare aiuto e qualsiasi riparazione avrebbe dovuto essere gestita sul posto. Benissimo!

10.15 - Seconda pausa: la guida ci fa fermare ad una stazione di servizio per mettere benzina (Le moto non hanno indicatore, bisogna guardare nel serbatoio per capire se ce n'è abbastanza. Altro momento di ottimismo prima di avventurarci per una strada sulle montagne priva di stazioni di servizio. La guida ci dice di aspettare un attimo e sparisce per circa 15 minuti. Torna, si piazza dietro di me con la borsa degli attrezzi tra noi (o, per meglio dire, piantata nella mia schiena) e finalmente partiamo alla volta di Lamayuru!

Dopo pochi minuti siamo fuori dalla città e finalmente possiamo rilassarci e concentrarci sul paesaggio: uscire dal traffico di Leh, guidando a sinistra, non era stato facilissimo. 

Come avevamo già avuto modo di apprezzare nei giorni precedenti, le strade del Ladakh sono spettacolari: montagne immense, curve bellissime, cartelli spiritosi e relativamente poco traffico. Uno dei problemi che ci trovammo presto ad affrontare fu quello dei convogli militari: tutta la zona è percorsa costantemente da convogli di 3-6 camion militari che circolano a bassa velocità, scaricano un fumo nero terribile per chi li segue in moto e non fanno nulla per agevolare i sorpassi. Arrivati a 4000 metri di altitudine i motori 350cc delle nostre moto (sopratutto la mia, con l'aggiunta della guida e della borsa degli attrezzi) facevano molta fatica a superare, in particolare in salita. 

Rapidamente imparammo le altre consuetudini della guida in India: suonare il clacson prima di superare qualcuno e, particolarmente strano per noi europei, il fatto di usare gli indicatori di direzione (le "frecce") per indicare il permesso di sorpassare. Per capirci, il processo per sorpassare un camion era il seguente: colpo di clacson da parte della moto per indicare l'intenzione di sorpassare, camion mette le frecce come per cambiare di corsia (ossia quello che noi faremmo se volessimo sorpassare) indicando il via libera al sorpasso, quindi sorpasso in moto senza usare le frecce. 

Dopo un paio d'ore un piccolo problemino inizia a farsi notare: le continue vibrazioni della moto fanno sì che la seduta non sia propriamente comoda. Ci fermiamo quindi per un tè in un piccolo villaggio lungo la strada, dove osserviamo con calma la pacifica vita dei locali, con bambini che giocano lungo la strada e famiglie che si aiutano tra loro. Inutile dire che noi eravamo gli unici forestieri.

Dopo esserci rifocillati ripartimmo alla volta di Lamayuru, attraversando ponti precari e parti di strada sterrata, spesso rallentati dagli onnipresenti convogli militari ma sempre circondati dalla bellezza maestosa delle montagne. Ad un certo punto si aprì davanti a noi un altopiano tra due montagne, una strada deserta nel deserto dove incrociamo qualche altro motociclista, ci salutiamo con un colpo di clacson e ci sentiamo subito Easy Rider

Innumerevoli curve dopo, arriviamo a Lamayuru (il cui monastero avevamo già visitato all'inizio del tour in Ladakh), ci riposiamo un po' ammirando il paesaggio (pioveva durante la nostra prima visita, stavolta è soleggiato) e ripartiamo. 


La fame inizia a farsi sentire e decidiamo di cercare un'alternativa autentica, un ristorante frequentato solo da locali. Dopo una mezzora vedo un piccolo ristorante isolato con un pulmino di turisti del Punjab e penso che possa essere un'ottima opzione. Entriamo e tutti si voltano a guardarci, "Bingo!" pensai, "abbiamo trovato un posto autentico". Immediatamente si presentò un problema: il gestore sembrava non volerci servire. Dopo una negoziazione da parte della nostra guida ci fecero accomodare...in cucina. (La guida no, a lui fu dato un tavolo nella sala principale). 

Lì seduti tra pentole e piatti mangiammo un ottimo Dahl (lenticchie) con riso, accompagnato da una Fanta (l'acqua era solo disponibile in caraffe e non ce la siamo sentita). Pasto ottimo, prezzo modico. 

Ripartimmo quindi alla volta di Leh, visto che il pomeriggio era già avanzato e non volevamo guidare al buio. Un'ultimo stop sullo Zanskar, dove si stavano svolgendo i campionati mondiali di Kayak, e via sulla strada verso l'alberghetto. 

Kayak World Championship sullo Zanskar

19.00 - Finalmente rientrati: stanchi, impolverati, con le mani segnate dal sole e dalle pietruzze ma felici. Un'esperienza unica, sia come motociclisti che dal punto di vista del contatto con le persone.  


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