Atterriamo all'aeroporto Marrakesh Menara alle 21:35, del 20 Dicembre, dopo un comodo volo di un paio d'ore. L'aeroporto è grande, pulito e accogliente, diverso da quello di Fez che ricordo essere molto più piccolo e spoglio. Dopo un rapido passaggio all'immigrazione per il controllo passaporti, siamo dentro! Un'ultima attività amministrativa da svolgere: il cambio di Euro in Dirhams, che decidiamo effettuare presso una delle agenzie nella hall dell'aeroporto, dopo un rapido controllo delle tariffe. Dopo un po' di negoziazioni in cui mi hanno cercato di vendere una carta prepagata che, secondo l'operatore, sarebbe stata "molto più sicura" del contante, riesco ad avere tutto l'importo in contanti e ci avviciniamo all'uscita dove ci aspetta il transfer per l'ostello. (Consiglio: i locali mi hanno suggerito di non cambiare in aeroporto ma presso una delle agenzie di cambio presenti in città, dove i tassi sono migliori. Consiglio 2: se comunque volete cambiare in aeroporto, è meglio mettere insieme l'intero importo di tutti i viaggiatori perché si ottiene sia un tasso migliore sia uno sconto sulle commissioni al superare un importo minimo). 

Il conducente è simpatico e, tra inglese e francese, riusciamo a scambiare quattro chiacchiere sulla situazione turistica in Marocco: ci dice che Natale è alta stagione per loro, considerando la differenza climatica molti europei approfittano dell'opportunità per visitarlo. Dopo un rapido percorso in auto, il conducente si addentra nei vicoli della Medina, per poi fermarsi in un piccolo spazio dove entra si e no un'auto e dirci che da lì in poi si prosegue a piedi. Il personale dell'ostello ci stava aspettando e ci accompagnò tra i vicoli bui fino alla porta dell'ostello. Alle 23.35 la Medina è pressoché deserta, gli ultimi passanti (locali) stanno rientrando a casa e i gatti randagi scorrazzano liberamente. L'ostello è pulito e accogliente, ci preparano un'ottima Tajine di Pollo e un tipico Tè alla Menta e poi via a dormire. 


Il primo giorno abbiamo esplorato la Medina di Marrakesh, che, come le altre medine di città marocchine che ho visitato, è un intrico di viuzze affollate di persone, asini, gatti, e..turisti. 


Torneremo fra un attimo al tema turismo, prima lasciatemi dire che l'esperienza della medina non è descrivibile né con il testo né con le immagini: deve essere vissuta con i suoi odori, sapori, rumori e mille input al secondo che la rendono un'esperienza multisensoriale unica. Un'altra tajine per pranzo, in un piccolo ristorantino in un vicolo laterale popolato quasi solo da locali e via a continuare la visita. 


Dopo un paio di giorni tra le bellezze, i profumi e i sapori di Marrakesh siamo partiti, a bordo di un'auto a noleggio, verso Ouarzazate, la porta del deserto. 


Attraversato l'Altlas, un paesaggio unico si apre ai nostri occhi e scendiamo verso la città, dove dormiremo in un ecolodge che il gps si rifiuta di indicarci e che troviamo solo dopo 45 minuti di dietrofront tra strade polverose. La location è perfetta: piccole casette indipendenti immerse nel verde, vicine al centro città ma anche alla natura. Qualche altro turista europeo ma in generale abbastanza tranquillo. Ceniamo con un'ottima harissa e una tajine in un ristorante locale, dalla cui terrazza ammiriamo il tramonto. 

Il giorno dopo partiamo per l'Erg Chigaga, uno dei 3 deserti con dune di sabbia che si possono vedere in Marocco (eh sì, anche se la parte orientale del Marocco tocca il deserto del Sahara, dovete sapere che la maggior parte di esso non è come la immaginiamo dai film sui Touareg ma in realtà è un deserto roccioso, con alcune aree coperte da dune di sabbia). 


Il viaggio è tranquillo, attraversando villaggi e villaggi dove si può osservare la popolazione locale (in questa zona in maggioranza berberi) vivere la propria quotidianità. Arrivati però all'Erg Chigaga la sorpresa: enormi fuoristrada di agenzie turistiche oscurano la vista di quella che è una visione spettacolare: un mare infinito di sabbia. 


Cercando un ristorantino dove mangiare, dopo aver parcheggiato e camminato lungo la via principale (se così si può chiamare, visto che ci saranno si e no tre strade in questo piccolo avamposto) sotto un sole torrido (33 gradi a Dicembre) scopriamo con nostra grande desolazione che tutti i ristoranti offrono lo stesso menù turistico a base di portate congelate e che quando proviamo a chiedere per alternative ci dicono tutti di non averne ma ci offrono con grande enfasi un tour del deserto (in dromedario, jeep, moto o quad...qualsiasi opzione sembra essere disponibile) promettendoci di portarci al campo tendato "tradizionale" dove ci avrebbero potuto cucinare qualsiasi tipo di piatto locale. Facciamo qualche domanda per capire meglio e scopriamo che questi campi hanno bagni, docce e...wifi! Di tradizionale non c'è nulla, forse solo la sabbia. (Avevo vissuto un'esperienza simile anni prima a Merzouga, porta dell'Erg Chebbi e speravo che stavolta fosse diverso ma ho incontrato una situazione forse peggiore). Inorriditi, riusciamo finalmente a fare amicizia con il proprietario di un piccolo ristorante e, dopo averli chiaramente spiegato di non essere interessati a nessuno dei tour che volevano venderci, riusciamo a farci cucinare degli spiedini di capra con couscous, che tardarono più di un'ora per cucinare perché dovettero andare a chiedere ingredienti ai vicini. L'attesa valse la pena perché riuscimmo a mangiare forse l'unico piatto autentico della zona. 

---

Il giorno seguente, dopo aver passato la notte all'ecolodge di Ouarzazate, partiamo in direzione delle Gole di Dades, spettacolari vallate scavate nella roccia dall'omonimo fiume, a cui si arriva seguendo una strada tortuosa che si arrampica per le montagna. 


Per raggiungere la zona più spettacolare si attraversa la Valle delle Rose, dove ogni anno a maggio si raccolgono tonnellate di petali di rosa da cui si ricavano essenza e olio di rosa, molto utilizzati per la produzione di profumi e prodotti cosmetici. Queste attività sono principalmente svolte da donne, riunite in cooperative, molte delle quali con un profilo di accoglienza per donne in difficoltà e con un occhio di riguardo alla produzione ecosostenibile. 

---

Dopo un giorno di riposo a Marrakesh, partiamo alla volta di Essaouira  attratti dall'ambiente marittimo e con voglia di mangiare pesce fresco, di cui molti ci avevano parlato. Lungo il viaggio un'altra sorpresa: la strada che collega Marrakesh a Essaouira attraversa zone ricche di alberi di Argan (dai cui frutti si ricava il famoso olio, dalle notevoli proprietà cosmetiche). Come forse saprete, gli alberi di Argan sono famosi per due motivi: i loro frutti e...le capre che salgono sui rami per mangiarli. Lungo il tragitto avemmo l'occasione di vedere un'altra delle forzature causate dal turismo di massa: ogni albero di Argan lungo la strada era pieno di capre appollaiate sugli alberi e...di autobus turistici fermi al lato per dare l'opportunità ai viaggiatori di fotografare i simpatici animali, dopo aver dato una mancia al pastore che celermente assicurava (a bastonate, quando l'autobus era già lontano) che le capre non si muovessero dalla loro posa fotogenica. 

Essauira ha una posizione invidiabile sull'oceano Atlantico e riceve quotidianamente carichi di pesce freschissimo che è possibile comprare a peso e mangiare grigliato al lato della spiaggia: ottimo! 


Anche qui la zona centrale della città, come a Marrakesh, era pienissima di turisti di ogni provenienza e di tutto il variopinto panorama di saltimbanchi che è solito radunarsi dove si presenti la possibilità di fare soldi facili. Dopo il pranzo ci spostammo vero l'impressionante spiaggia: anche qui colpiti dal forte contrasto tra la bellezza naturale e l'invasione di turisti e di attività "ricreative" (possibilità di fare passeggiate a cavallo, dromedario, quad, etc) che toglievano molta della bellezza al posto. 

---

Tornati a Marrakesh e mangiata un'ultima tajine, si presenta il momento di tirare le somme: è stato un viaggio intenso, con molti spostamenti e cambiamenti di paesaggio, città, montagna, deserto e oceano, tutto in pochi giorni. Con la pancia piena dell'ottimo cibo marocchino e il cuore gonfio di emozione per i paesaggi mozzafiato ammirati nei giorni precedenti, non posso evitare di sentire un retrogusto amaro per l'ipersfruttamento turistico di molte delle zone visitate, sia in città che nei punti di interesse naturalistico. È chiaro che il Marocco è un paese in via di sviluppo, che si sta risollevando dopo anni di sfruttamento da parte del colonialismo europeo ed è quindi ovvio che gli abitanti facciano ciò che possono per cercare di sbarcare il lunario con i mezzi che hanno e che non sarebbe giusto giudicarli per questo. È però ancora una volta uno stimolo a pensare che altre forme di turismo sono possibili, cercando di evitare lo sfruttamento e incoraggiando invece i piccoli operatori locali, che si sforzano di lavorare onestamente e nel rispetto delle tradizioni e della natura. Spesso è semplicemente questione di fermarsi e pensare "se io vivessi qui, utilizzerei questo servizio?" se la risposta è no, allora vi trovate davanti ad una trappola per turisti, un teatrino costruito per darvi ciò che vi aspettate e non un'immagine reale del paese visitato. Sorridete, rifiutate e cercate un'alternativa più responsabile. Ogni piccolo passo aiuta.  


Avete anche voi una storia da raccontare? Condividetela sulla Community Yamana  le migliori verranno pubblicate su questo blog!