C’è stato un momento della mia recente vita in cui ho deciso che avrei voluto esplorare il mondo, e che non ci sarebbe stato mezzo migliore di un Van. Non ricordo la motivazione, so solo che da un certo momento in poi era diventata un’ossessione.

L’occasione mi è cadde dal cielo all’improvviso, quando un mio collega di volontariato si offrì di prestarmi il suo Volkswagen T4 Transporter del ’98 per le vacanze estive. Non poteva essere vero. Dopo essermi ripresa dallo shock, con pochissimo sforzo convinsi Giandomenico, il ragazzo che frequentavo solo da un mese, a diventare mio compagno di viaggio.

La scelta dell’itinerario fu ardua, perché purtroppo avevamo solo 9 giorni a disposizione, quindi optammo per un tragitto che partisse da Torino, proseguisse in  Liguria per poi scendere nell’entroterra toscano e ritornasse infine a nord passando dalla costa, il tutto percorrendo meno autostrada possibile.  

Per quanto riguarda invece la sistemazione del veicolo, finalmente fu il momento di mettere a frutto la cultura che mi ero fatta divorando avidamente qualunque video su YouTube parlasse di #vanlife.

Giandomenico e Leopoldo in una foto di repertorio

Dal momento che il Van in nostra dotazione (che decidemmo di chiamare Leopoldo) era decisamente piccolo e soprattutto, non essendo di nostra proprietà, non avevo possibilità di apportarvi modifiche strutturali, optammo per un equipaggiamento minimale ma funzionale.

Come giaciglio un materassino gonfiabile altissimo, che ci permetteva di dormire solo in una posizione, come in un sarcofago, a 10 cm dal tettuccio; un fornelletto doppio a gas degli anni ‘80, la cui bombola rappresentò la mia più grande preoccupazione per tutta la durata del viaggio, ma che nonostante ciò non ci impedì di cucinare dei piatti gourmet niente male; tre taniche d’acqua per lavare noi stessi e i piatti (in entrambi i casi, male); vestiti e soprattutto strumenti musicali. Entrambi musicisti, volevamo infatti cogliere l’occasione per fare un po’ di busking e arrotondare le spese.

Materassino, fornetto, gas, acqua. Si parte!

La sistemazione di tutto questo ben di dio in un Van di 4m2 fu molto divertente, un po’ come giocare a Tetris. Cercammo di ottimizzare tutto lo spazio disponibile, stoccando cibo e vestiti dentro alcune casse già presenti nel veicolo, che fungevano anche da base per il materassino. Il resto dell’equipaggiamento finì un po’ a caso tutt’intorno, in un ordine molto discutibile. Dividemmo l’area “notte” dall’abitacolo con un grosso lenzuolo e appendemmo delle tende di fortuna ai finestrini per la privacy.

Si stava un po’ come le sardine, ma tutto sommato la nostra piccola casetta mobile era accogliente.

La mattina del 10 agosto 2018 eravamo in partenza, con la calda brezza di smog della Torino-Savona tra i capelli.

Sarebbe troppo lungo raccontarvi tutti i dettagli del viaggio, perciò mi limiterò a ricordare…

…quella volta in cui, a Sestri Levante, dopo aver fatto il bagno di mezzanotte, ci siamo dovuti sciacquare in costume nel parcheggio di un tetro Luna Park perché la doccia in spiaggia chiaramente era chiusa.

…quella volta in cui ci siamo messi a cucinare al buio, con tanto di tavolino, in un parcheggio condominiale, cercando di dissimulare il profumo di soffritto e ricevendo sguardi interrogativi dai residenti.

…quella volta in cui ci siamo accorti di non aver preso l’asta del microfono per il busking, e l’abbiamo improvvisata con un cavalletto per auto, l’asta dell’ombrellone, legnetti raccolti per strada e nastro adesivo. Meglio di MacGyver.

…quella volta in cui decidemmo di farci la doccia nel parcheggio di un obitorio (perché non c’era nessuno), creando una tenda con il portellone del Van e sentendoci molto zingari del deserto.

Dopo altre mille peripezie, il nostro viaggio giunse alla fine e mesti tornammo a Torino.

È difficile trasmettere con le parole la sensazione di libertà totale che abbiamo provato durante questo breve viaggio. Abbiamo vissuto per 9 giorni completamente fuori dalla società e dai suoi schemi e questo ci ha permesso di fare delle esperienze che mai avremmo pensato di fare in una vacanza “normale” e di vedere il mondo da un’altra prospettiva.

Eravamo liberi di svegliarci ogni mattina in un posto diverso, liberi di organizzare le giornate senza vincoli, di cambiare i programmi da un momento all’altro.

È stato anche un viaggio educativo. Abbiamo imparato ad adattarci a qualunque situazione, anche la più difficile, cercando di risolvere in fretta i problemi che via via si sono presentati (la #vanlife è molto più ardua di come viene presentata); abbiamo imparato ad apprezzare le piccole cose, il cibo semplice, la freschezza di un bagno in mare mordi e fuggi, la soddisfazione di una doccia come si deve, l’importanza di godersi anche lo spostamento e non solo la meta.

Siamo riusciti a viaggiare in modo economico e soprattutto sostenibile (al di là del carburante di cui purtroppo non si poteva fare a meno), un aspetto per noi prioritario. Con la nostra musica abbiamo contribuito nel nostro piccolo ad alimentare un’economia circolare, lasciando in ogni luogo qualcosa di noi stessi, invece che consumare e andarcene via, com’è tipico del turismo di massa. Abbiamo cercato di ridurre al minimo la nostra produzione di rifiuti e di fare sempre la raccolta differenziata (anche se questo significava girare come delle trottole alla ricerca dei cassonetti). Anche se spesso in luoghi scomodi, abbiamo scelto di cucinare la maggior parte delle volte i nostri pasti, con frutta e verdura fresca locale. Non essendo sempre possibile rifornirci d’acqua abbiamo ridotto l’uso allo stretto necessario, e questo ci ha portato ad apprezzarne la disponibilità.

La nostra storia è una delle tante prove che viaggiare in modo sostenibile, facendo esperienze significative ed arricchenti, è possibile anche con pochi mezzi (e senza aria condizionata) ed è estremamente divertente!

Alessia e Giandomenico su Ponte Vecchio a Firenze