Sono sempre più numerosi in tutto il mondo i centri che sfruttano i buoni propositi e l’ingenuità dei viaggiatori aggiungendo la parola “santuario” ai propri nomi, rivendicando così di aver “salvato” gli animali che ospitano da torture e maltrattamenti. Moltissimi viaggiatori ricercano tali escursioni nei propri tour, ma la verità è che tanti di questi centri non riescono a soddisfare nemmeno i principi etici ed etologici più basilari.

Tra le attrazioni turistiche più richieste negli ultimi anni dai viaggiatori, vi è senza dubbio la visita dei così detti ‘santuari degli elefanti’, in cui questi animali vengono ospitati. Il mercato collegato al turismo con gli elefanti muove tantissimo denaro soprattutto in Thailandia, anche se queste realtà sono ormai diffuse sia in Asia che in Africa, e per molte persone andare a dorso di un elefante è un’esperienza irrinunciabile. Tuttavia, grazie alle ricerche di diversi studiosi e professionisti del benessere animale, ci sono prove certe per sostenere che questa forma di turismo sia dannosa per i gentili colossi asiatici

Si stima che in Thailandia siano rimasti circa 5.000 elefanti, di cui 4000 solo in cattività e, grazie al loro sfruttamento turistico, sostengono finanziariamente il loro mahout (badante tradizionale). Da quando, nel 1989 in Thailandia è stato vietato l’utilizzo degli elefanti per il disboscamento, molti mahut hanno convertito la loro attività ad impiego turistico, senza la quale, non riuscirebbero a mantenere né se stessi né gli animali, utilizzati per cavalcate e spettacoli. Ciò però non giustifica quanto accade da anni a questi mammiferi!

Mahout a dorso dei propri elefanti all'interno di una riserva naturale in Asia.

Negli anni fortunatamente la consapevolezza e la sensibilità dei visitatori è aumentata, facendo in modo che il business di questi ‘santuari’ non fosse basato più su passeggiate a dorso di elefanti, ma ha permesso la nascita di nuovi centri “etici”. Si tratta di strutture zoologiche che cercano di attirare i turisti più responsabili con l’illusione di fornire una valida alternativa ai maltrattamenti che altrimenti subirebbero gli animali se cavalcati e oggetto di spettacoli.

 

Ma questi centri sono davvero etici? 

Secondo PETA (People for the Ethical Treatment of Animals): “I viaggiatori moderni e compassionevoli si rifiutano di fare gite cavalcando gli elefanti quando viaggiano in Asia e Africa. Di conseguenza, i campi per elefanti e i finti santuari hanno trovato un altro modo per svuotare i portafogli dei turisti: fare il bagno agli elefanti.” 

In questo modo, anche viaggiatori più consapevoli che sanno quanto spettacoli e passeggiate con gli elefanti possano essere crudeli, perché sono a conoscenza dei maltrattamenti nascosti dietro queste pratiche, vengono attratti comunque da un’esperienza con questi mammiferi.

Fare il bagno con gli elefanti risulta così un compromesso e un modo alternativo di fare turismo, apparentemente senza causare loro alcun tipo di danno.

Ciò su cui non si riflette, però, è che per far adattare gli elefanti all’interazione umana alcuni di questi centri praticano gli stessi crudeli metodi di addestramento utilizzati nei siti che permettono di cavalcarli, mentre altri usano elefanti che già sono stati addestrati attraverso vere e proprie torture.

Molti sono i Paesi in tutto il mondo in cui gli animali vengono sfruttati a fini turistici. Non parliamo solo di elefanti, quindi, ma anche di scimmie, leoni, tigri, zibetti asiatico, asini, pappagalli, ...

Gli elefanti non interagiscono naturalmente con gli umani e sono perfettamente in grado di fare il bagno da soli. Amano l’acqua e in natura trascorrono molte ore giocando, nuotando, facendo il bagno con il loro gruppo sociale e tra i loro conspecifici.

In molti campi, inoltre, permettono a grandi gruppi di persone di partecipare all’esperienza del bagno e agli elefanti è richiesto di sdraiarsi, che lo vogliano o meno. Sono obbligati a rimanere immobili, in una posizione vulnerabile e di sottomissione, mentre i turisti eccessivamente euforici si impegnano in scherzi e si aggirano intorno a loro. 

Infine, bisogna considerare i rischi sanitari a cui vengono esposti gli elefanti, i quali hanno maggiori possibilità di contrarre la tubercolosi, per loro la principale causa di morte per malattia infettiva a livello globale. Il batterio, infatti, che causa la malattia è una delle più grandi minacce per gli elefanti in cattività e i programmi di contatto diretto con i turisti aumentano solo la probabilità di contagio per gli elefanti stessi.

I santuari legittimi forniscono agli animali condizioni di vita sicure e confortevoli, dando agli elefanti un’esistenza dignitosa e il più naturale possibile. Ciò significa che non permetterebbero ai turisti di avere interazioni dirette con gli animali selvatici, oltre a scattare fotografie con loro, cavalcarli e tento meno lavarli.

Immaginate di essere un elefante, magari con un passato di abuso e ritrovarvi circondato da decine di turisti che vi lanciano acqua addosso, abbracciano la vostra proboscide e baciano la vostra fronte. Per voi un abbraccio non vuol dire niente, un bacio non è una forma di amore, soprattutto da turisti sempre diversi.

Un animale selvatico non si è co-evoluto con l’essere umano, quindi ogni forma di interazione è uno sfruttamento ed un abuso, indipendentemente da quanto tempo abbia trascorso in cattività.

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Vi lascio qui uno spunto di riflessione e il  TED Talk di Chiara, in cui parla proprio di questa tematica.

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I viaggiatori che hanno a cuore il benessere degli elefanti dovrebbero optare solo per attività di osservazione ed evitare qualsiasi struttura che incoraggi gli animali ad entrare in contatto diretto con l’essere umano.

E finché il bagno con gli elefanti rimane un’attività popolare, i centri che la offrono avranno bisogno di elefanti obbedienti per far andare avanti la loro attività.”

Per concludere, sia come turisti, ma anche come volontari - dato che molti giovani scelgono di fare un’esperienza di volontariato con gli animali all’estero e magari proprio con gli elefanti - è fondamentale informarsi e riflettere prima di scegliere le mete e i luoghi da visitare.

Chiediamoci sempre: quell’animale, qualsiasi esso sia, se libero dal ricatto alimentare, libero dall’abituazione all’Uomo, libero dalla costrizione si farebbe mai coccolare da me? Se quell’animale fosse sano in Natura, potrei mai accarezzarlo?

A voi le risposte.

A volte la verità è diversa da quella che vogliono farci credere.

 


Autrice: Chiara Grasso@chiaragrasso_etologia.ambiente su Instagram

Etologa, educatrice ambientale, ricercatrice scientifica nell’ambito del turismo con animali e presidente di EticoScienza - Associazione di ETOLOGIA ETICA®

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