Tra il 2016 ed il 2019 la Rainbow Mountain di Cusco si è affermata come una delle destinazioni naturalistiche più visitate del Perù raggiungendo le 10.000 persone al giorno. La montagna colorata, con le sue pendici variopinte, ha conquistato prima di tutto i social, guadagnandosi fama globale attraverso i post di Instagram, ed è poi entrata dell’immaginario dei viaggiatori di tutto il mondo che, attraverso Trip Advisor, l’hanno consacrata come uno dei “must” per chi visita questo paese sudamericano.

In questo articolo vi raccontiamo come il processo di massificazione di questa montagna abbia avuto conseguenze disastrose a livello ambientale e sociale. È forse troppo tardi per salvare la bella montagna colorata?

 

Cos’è la Rainbow Mountain

Il soprannome Rainbow Mountain indica una vetta di circa 5.000 m.s.l.m. (se stai programmando un viaggio a queste altitudini ti consigliamo anche la lettura del nostro articolo sul Mal di Montagna) tra il distretto di Quispicanchis e Canchis, nella regione di Cusco. Il vero nome della montagna è Apu Vinicunca, dove il suffisso Apu sta ad indicare lo spirito della montagna, un’entità sacra nella cosmologia Inca.

Si trattava di una vetta un tempo uguale a tante altre e priva di interesse particolare fino a quando l’innalzamento delle temperature non ha provocato lo scioglimento dei ghiacci perenni e la comparsa delle strabilianti striature colorate, dovute al progressivo deposito dei minerali nel corso dei millenni. Tra il 2015 ed il 2016 il mondo se n’è accorto e questo ha cambiato radicalmente le sorti del territorio.

L'affollata cima della Rainbow Mountain di Vinicunca.

La regione del Vinicunca è sempre stata una regione povera, dedita prevalentemente all’allevamento degli alpaca. Mentre i giovani cercavano in tutti i modi di emigrare per trovare lavoro in città, l’industria estrattiva si avvicinava sempre di più ad ottenere una concessione per lo sfruttamento dei giacimenti della zona e l'espropriazione delle comunità locali. Ma la ri-scoperta del Vinicunca come destinazione turistica di fama mondiale ha cambiato tutto.

Da una parte, i giovani sono velocemente ritornati alle loro comunità di origine per prender parte, in un modo o nell’altro, allo sviluppo turistico della regione. La zona si è così velocemente ripopolata, attirando addirittura uomini e donne provenienti da altre comunità. Dall’altra parte, l’industria estrattiva si è vista sfuggire una ricca opportunità: nessuno avrebbe mai acconsentito alla concessione adesso che gli occhi del mondo erano puntati sul Vinicunca!

 

Impatto ambientale

Lo sviluppo turistico del Vinicunca è stato veloce e, purtroppo, privo di controllo. All’inizio, la comunità locale ha collocato una rudimentale biglietteria sul tratto finale dell’ascesa al Vinicunca (entrata 5 PEN) e coloro che avevano una mula hanno cominciato a trasportare i turisti che non ce la facevano a raggiungere la cima con le proprie forze. Nel giro di pochi mesi sono stati installati i primi bagni (diffusi, senza sistema fognario) e si è liberato uno spazio a valle per consentire la sosta dei pullman turistici. Ma non era sufficiente: molti turisti continuavano a trovare l’escursione faticosa e troppo lunga.

Un gregge di alpaca al pascolo nelle vicinanze di Palccoyo.

Allora si è deciso di trasformare la prima parte del sentiero (un bellissimo percorso tra le rocce) in un tratto carrabile e la zona di sosta a valle è stata sostituita da un vero e proprio parcheggio più in alto. Pare che per consentire la costruzione del parcheggio sia stato necessario interrare uno stagno, danneggiando irreparabilmente un ecosistema che permetteva la sopravvivenza di diverse specie di uccelli. Nel frattempo, il numero dei muli adibiti a trasporto turistico è aumentato in modo esponenziale e gli animali, viaggio dopo viaggio, hanno scavato il sentiero  sempre più profondamente con il loro peso ed i loro zoccoli.

Tra il 2018 e il 2019 il numero di persone che visitano la Rainbow Mountain è arrivato a sfiorare quota 10.000, ma, per trasformare una difficile passeggiata di montagna in una gita accessibile a tutti e per fornire i servizi necessari, il paesaggio è stato irresponsabilmente deturpato e l’ambiente contaminato. Viene da chiedersi dove fossero le autorità mentre tutto questo avveniva.

 

Impatto sociale

L’impatto ambientale non è l’unico che dobbiamo considerare. Anche dal punto di vista sociale la fama mondiale del Vinicunca ha avuto conseguenze spiacevoli. All’inizio, come dicevamo, l’apertura della Rainbow Mountain come destinazione turistica ha riportato le nuove generazioni ad occupare un territorio che veniva progressivamente abbandonato. Ma in che modo le comunità hanno tratto beneficio dallo sviluppo turistico?

Sentiero che sale verso la cima della Rainbow Mountain di Palccoyo, pressoché deserto... 

Per la maggior parte di loro ha significo un lavoro “alla giornata” come arriero (con la propria mula) o come ambulante per la vendita di cibo e bevande ai turisti. Un tipo di occupazione senza alcun tipo di garanzia né prospettive. L’unica entrata stabile è costituita dal biglietto di ingresso (divenuto più caro nel tempo) che tutti devono pagare per accedere al sentiero che porta alla cima. Nessuna iniziativa è stata presa per coinvolgere realmente le comunità nei vantaggi economici generati dalla popolarità della montagna. Pensate solo che dei 40-50$ che un turista paga mediamente per un’escursione alla montagna, alla comunità ne vanno circa 5$.

Sembra quindi ancora più assurdo che a partire dal 2018, ci siano ben 2 comunità a contendersi gli scarsi guadagni (e gli enormi svantaggi) della gestione del turismo del Vinicunca: Pitumarca e Cusipata. Purtroppo le rivalità, invece, sono profonde tanto che si è addirittura arrivati all’uso di della forza.

 

La Rainbow Mountain alternativa

Dal 2018, è disponibile un’alternativa alla visita del Vinicunca: si chiama Palccoyo ed è un’altra montagna colorata appartenente alla stessa catena montuosa della più popolare Rainbow Mountain. Sconosciuta ai più, questa cima offre la stessa bellezza paesaggistica del Vinicunca dei tempi d’oro e la possibilità di godersi questo spettacolo senza ambulanti e orde di turisti vocianti tutt’intorno.

La Rainbow Mountain di Palccoyo si raggiunge in tre ore di macchina da Cusco. Molte sono le agenzie che organizzano gite in giornata, ma noi sconsigliamo questo tipo di escursione "mordi e fuggi", molto più bello e interessante sarebbe potersi fermare nei villaggi e piccoli paesi nelle vicinanze della montagna e vivere un'esperienza molto più autentica e completa. Salire e scendere a piedi di Palccoyo richiede circa un'ora.  Nonostante la brevità dell'escursione, valgono sempre le regole di buon senso che dobbiamo seguire ogni volta che ci rechiamo in montagna: adeguato equipaggiamento per possibili cambiamenti del meteo, scorta d'acqua, cappello e crema solare, scarpe adatte, possibilmente robuste di modo da tenere saldo il piede durante la camminata, adeguato acclimatamento prima della salita - informarsi sul Mal di Montagna.

Questa nuova attrazione turistica è gestita dalla comunità di Palccoyo, che si occupa di riscuotere il biglietto e prendersi cura del luogo. A gennaio, durante la nostra consueta visita a Cusco, mi è capitato di chiedere al responsabile di turno cosa ne pensasse di ciò che era successo al Vinucunca e alle comunità di Pitumarca e Cosipata. In quechua, ci ha risposto: “Un disastro. È terribile ciò che è successo al Vinicunca. Qua vogliamo fare le cose diversamente”.

Per il momento la comunità sta facendo un ottimo lavoro con la gestione del turismo a Palccoyo: il parcheggio è piccolo e in terra battuta; i bagni sono collocati in un unico capannone e connessi ad un sistema idrico e fognario; la presenza degli ambulanti è limitata all’area di accesso al sentiero; ed il percorso è sottilmente segnato con delle pietre dipinte di bianco. Inoltre non ci sono muli visto che il sentiero è breve e piuttosto semplice da percorrere.

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Palccoyo è, al momento, l’unica Rainbow Mountain che valga la pena visitare! Per questo motivo, Yamana ha scelto, insieme a Perù Viaggio Sostenibile, di inserirla nell’itinerario di turismo lento e responsabile elaborato per valorizzare la regione di Cusco.

Fonti e riferimenti, utili se volete approfondire i temi trattati in questo articolo: