Cosa sono i Wet Markets e perché questi mercati sono collegati con la pandemia di Covid-19 (Nuovo Coronavirus) che sta mettendo in crisi l’intero sistema economico mondiale?

Cominciamo per gradi: cosa sono i Wet Market?

Wet Markets sono mercati diffusi per lo più in Asia, in particolare si trovano in India, Cina e Vietnam, ma in generale sono presenti in tutto il Sud-Est asiatico, e sono mercati in cui vengono venduti e macellati vivi sia animali selvatici che domestici. La stessa pratica di uccisione viene effettuata davanti agli occhi degli acquirenti proprio per garantire la freschezza della carne, in un ambiente che non rispetta nessuno standard sanitario.                                                                                 

Da cosa deriva nello specifico il nome di "Wet Market"?

Si chiamano così perché i pavimenti di questi mercati sono bagnati, “wet” per l’appunto, ricoperti di acqua, sangue, resti ed escrementi di animali che in questi luoghi stazionano per diversi giorni. Qui animali di ogni tipo (cervi, procioni, coccodrilli, cani, gatti…) vengono chiusi in gabbie sporche molto affollate, oppure legati con catene o corde tra le bancarelle, tenuti in condizioni di disidratazione e malnutrizione prolungata, subendo vere e proprie torture, in attesa di essere uccisi e venduti.

Oltre all’aspetto etico, se prendiamo in esame i Wet Market da un punto di vista sanitario, non è difficile comprenderne la pericolosità: è in luoghi come questi, dove la promiscuità tra specie animali di vario tipo, che coabitano in spazi ristretti ed a contatto con l’uomo, siano un ambiente favorevole allo sviluppo e alla diffusione delle così dette malattie zoonotiche.

Cosa sono le malattie Zoonotiche?

Si tratta di malattie che effettuando il “salto di specie”spillover in inglese, passando dagli animali all’uomo. Secondo tantissimi scienziati anche l’origine del Covid-19 (nuovo Coronavirus) è da collegare proprio ad uno di questi Wet Market in Cina, nello specifico nella regione di Whuan, ormai globalmente riconosciuta come epicentro della pandemia fin dal mese di dicembre 2019.

Infatti, sangue, escrementi e liquidi corporei, riversati su pavimenti e bancarelle, diventano il vettore di trasmissione perfetto di malattie. Inoltre, la promiscuità, la coabitazione ed il contatto tra animali ed esseri umani che i Wet Market rendono consuetudine, facilitano la diffusione anche nella nostra specie.

Le malattie zoonotiche non sono una novità

Il COVID-19 ha dei “fratelli maggiori”, che in questi anni si sono diffusi nel Mondo, con modalità e velocità di propagazione differenti. 

La SARS - sindrome respiratoria acuta grave - fu causata da un coronavirus (SARS-CoV) che dai pipistrelli, ospiti naturali e asintomatici del virus, si trasmise ai mammiferi, proprio in uno di questi mercati all’aperto nella provincia di Guangdong, in Cina. Ma anche MERS - Sindrome Respiratoria Mediorientale - EBOLAAVIARIA e addirittura HIV sono virus che hanno avuto origine dagli animali, poi trasmessi all’uomo ed ancora oggi in circolazione, perché senza cura o vaccino.

Qualcosa si sta muovendo: iniziative importanti e decisioni ai vertici

Vi vogliamo segnalare l’importante lavoro che sta svolgendo Animal Equality proprio per chiedere alle Nazioni Unite la chiusura dei Wet Market. Questa organizzazione, che da diversi anni si batte, raccogliendo materiale video e fotografico, al fine di documentare le violenze sugli animali in tutto il Mondo, con la sua campagna contro i Wet Market, vuole portare evidenza anche delle condizioni igienico-sanitarie, nelle quali gli animali vengono reclusi e macellati in questi mercati. 

Dopo la diffusione del Covid-19 e la divulgazione anche delle informazioni in loro possesso, la petizione da loro avviata in brevissimo tempo ha raccolto davvero molte adesioni, arrivando fino all’ONU - Organizzazione delle Nazioni Unite. 

In un intervista al The Guardian, pubblicata il 6 aprile 2020, Elizabeth Maruma Mrema, segretario esecutivo ad interim della Convenzione delle Nazioni Unite sulla Biodiversità, sostiene che ci sia necessario chiudere questi mercati in tutto il Mondo, per evitare future pandemie come quella attuale. Secondo Elizabeth Maruma Mrema: "Il messaggio che stiamo ricevendo oggi è che se non ci prendiamo cura della natura, si prenderà cura lei di noi", ha riferito al Guardian.

In Cina alla fine di febbraio 2020, il Comitato permanente del Congresso Nazionale del Popolo, il massimo organo legislativo della Cina, ha approvato una risoluzione, certamente non scontata, che vieta il commercio ed il consumo di animali selvatici. Già da gennaio 2020, era in vigore un divieto temporaneo, in cui si disponeva la chiusura dei Wet Market per ragioni sanitarie.

Jinfeng Zhou, segretario generale della Fondazione cinese per la Conservazione della Biodiversità e per lo Sviluppo Sostenibile, che aveva invitato le autorità in Cina a rendere permanente la chiusura dei Wet Market, è quindi stato ascoltato. “Sono d'accordo che i Wet Market dovrebbero essere vietati a livello mondiale, ciò aiuterà sia nella conservazione della fauna selvatica che nella protezione dello stesso genere umano da contatti impropri con questi animali” (fonte The Guardian), sottolineando che oltre il 70% delle malattie umane conosciute fino ad oggi vengono trasmesse proprio dagli animali. Senza contare l’elevato numero di specie minacciate dall’estinzione proprio a causa del mercato che questo genere di luoghi alimenta (consumo di carne, commercio di pelli e pellicce, denti, ossa e veleni per la medicina alternativa…).